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Curiosità, consigli e approfondimenti da bere tutti d’un fiato

L’arte vetraria di Murano

L’arte vetraria di Murano

CURIOSITÀ

La leggenda delle origini del vetro

È risaputo che inventarono l’alfabeto, ma non tutti sanno che siamo loro debitori anche per la scoperta del vetro. Furono infatti i Fenici, secondo lo scrittore romano Plinio il Vecchio, i primi a creare questo materiale meraviglioso, resistente e delicato, trasparente come l’acqua. La scoperta sarebbe avvenuta casualmente: per accendere un fuoco alcuni mercanti avrebbero usato dei blocchi di salnitro che, sciogliendosi e mescolandosi alla sabbia, si sarebbero trasformati in vetro.

La diffusione

Fin da subito il vetro si diffuse in Mesopotamia e in tutta la penisola mediorientale, dove nel I secolo a. C venne inventata la tecnica della soffiatura. Gli antichi Romani contribuirono alla diffusione di questo materiale in tutto il continente europeo e ovviamente nella nostra penisola, ma la nascita e lo sviluppo della produzione vetraria nella zona di Venezia e di Murano si deve soprattutto agli scambi col Medio Oriente.

Venezia e Murano

Nella Serenissima iniziarono a lavorare il vetro imitando gli oggetti esportati dai commercianti che venivano da terre lontane, ma ben presto i veneziani divennero a loro volta maestri e la loro fama si diffuse in tutto il mondo allora conosciuto: siamo intorno al X-XI secolo. Le vetrerie vennero trasferite da Venezia a Murano dopo il verificarsi di moltissimi incendi in città. Inoltre, essendo Murano un’isola, era più facile controllare gli spostamenti dei maestri vetrai, che fino al 1630 avevano il divieto di abbandonare la zona della laguna. Il rischio che il doge non voleva correre era che diffondessero la loro conoscenza al di fuori del territorio veneziano, disperdendo così un tesoro preziosissimo: l’arte del vetro. La loro sapienza era così stimata, d’altra parte, che un nobile poteva sposare una delle loro figlie senza perdere il proprio prestigio e perpetuando la stirpe nobiliare.

La magia dell’arte muranese

La loro arte, del resto, era simile alla magia. Fu un maestro muranese, Angelo Barovier, a inventare il vetro trasparente: prima di lui infatti, il vetro aveva i colori che derivavano dalla lavorazione e quindi dalla contaminazione con altri materiali, con i quali veniva fuso e poi soffiato. Sempre a Murano fu inventata la tecnica “a mano libera”, quella che ancora oggi possiamo ammirare, se entrando in una vetreria muranese, assistiamo all’esibizione del maestro vetraio che da una bacchetta incandescente, con l’utilizzo di una pinza, riesce a creare animali e oggetti vari, dando forma alla magia dell’arte muranese.

La produzione di inghistere in vetro

Non solo opere d’arte, acquistati dal doge e dal papa: il vetro lavorato a Murano veniva utilizzato anche per la creazione di oggetti di uso quotidiano, come le inghistere per esempio. Si tratta di bottiglie dal collo lungo che si allarga in una forma a cipolla, utilizzate per la mescita dell’acqua, del vino e anche per la conservazione dell’olio e dell’aceto. In realtà i primi ritrovamenti di bottiglie in vetro risalgono al I secolo dopo Cristo, in concomitanza con la diffusione della tecnica della soffiatura: ben prima dunque dello sviluppo dell’arte vetraria a Murano. Fu infatti grazie a questa tecnica che fu possibile creare oggetti più sottili come le bottiglie, appunto. Prima, quando il vetro veniva ancora colato in stampi, venivano utilizzate le brocche che tuttora, proprio per il loro carattere più semplice e popolare, sono un oggetto tipico sulle tavole delle nostre osterie.

Una tradizione sempre al passo coi tempi

La grandezza dell’arte del vetro di Murano che rappresenta una delle tante eccellenze italiane nel mondo è quella di riuscire, a partire da una tradizione quasi millenaria, a essere sempre al passo coi tempi. L’incontro tra i maestri di Murano e il design è stato fortunatissimo, tanto che il vetro, con la sua storia vecchia di millenni, è adesso il materiale scelto per oggetti ultramoderni.

Leggiamo insieme l’etichetta

Conosciamo le caratteristiche dell’acqua che beviamo, per capire se è quella giusta per noi.
Leggendo l’etichetta, scopriamo che Uliveto è un’acqua: mediamente mineralizzata, il suo residuo fisso è di 741 mg/l bicarbonato-alcalino-calcica, ricca sia di bicarbonato (578 mg/l) che di calcio (175 mg/l).

Effervescente naturale
Ciò significa che i minerali contenuti sono perfettamente bilanciati tra loro e svolgono attività biologiche utili 
al generale benessere dell’organismo, soprattutto 
nel trattamento dei disturbi gastrointestinali.

Uliveto è un’acqua bicarbonata, che aiuta la digestione e combatte la stipsi

Se bevuta durante i pasti accelera lo svuotamento gastrico e svolge un’utile azione anti acidità se bevuta a digiuno.

Uliveto è un’acqua ricca di calcio biodisponibile, utile per la salute delle ossa

Il calcio contenuto in Uliveto viene subito assorbito dall’intestino e quindi metabolicamente utile con una biodisponibilità pari a quella del calcio contenuto nel latte. L’acqua Uliveto può, quindi, contribuire all’integrazione dell’apporto di questo prezioso minerale, in tutte quelle condizioni in cui l’organismo sia esposto a un concreto rischio di inadeguato apporto di calcio come negli atleti, nei regimi alimentari ipocalorici, nelle intolleranze al latte e ai suoi derivati, in gravidanza e negli anziani

Uliveto è ricca di minerali utili per la re-idratazione prima, durante e dopo lo sport

È adatta a tutti gli sportivi, siano essi amatoriali, dilettanti o professionisti. L’acqua Uliveto risponde alle esigenze nutrizionali di chi fa attività fisica, reintegrando la quota idrico-salina persa durante la sudorazione (soprattutto il sodio) e corregge la tendenza all’acidosi.

Uliveto contribuisce al mantenimento di un fisiologico stato di salute.

Un’acqua che favorisce la digestione e l’assimilazione dei cibi ingeriti, una migliore funzionalità intestinale, che apporta minerali importanti, si può dire che sia anche un’acqua che aiuta, nel tempo, a mantenere l’organismo attivo ed efficiente contrastando il lento procedere dei meccanismi disfunzionali legati all’età.