Salute dei denti: relazione tra parodontite e malattie sistemiche.

Mantenere i denti in salute è fondamentale non solo per il benessere del cavo orale o per una questione estetica, che premia sempre un sorriso sano, ma anche per la salute di tutto l’organismo.

L’ampia diffusione della malattia parodontale (o parodontite) ha portato infatti la scienza ad interessarsi alla relazione tra salute orale e malattie sistemiche, ovvero quelle malattie caratterizzate dallo sviluppo di un’infiammazione persistente su più organi.

Le evidenze scientifiche hanno dimostrato il legame tra gli effetti dell’infiammazione cronica della via orale e la salute generale, tanto che la malattia parodontale è considerata un fattore di rischio per lo sviluppo di malattie sistemiche e, viceversa, certe malattie sistemiche sembrano avere un grosso impatto sulla salute orale.

Sembra infatti che i batteri associati alla malattia parodontale, entrando in circolazione, provochino una batteriemia persistente, assumendo quindi un ruolo, sia diretto che indiretto, in molteplici altre patologie sistemiche: in particolare malattie cardiovascolari (infarto e ictus), diabete, patologie polmonari, artrite reumatoide e complicanze della gravidanza.

Ma facciamo un passo indietro, cos’è la parodontite?

La Malattia Parodontale o Parodontite è la patologia orale comunemente conosciuta come “piorrea” e tecnicamente definita come “perdita dell’attacco parodontale”.

L’attacco parodontale collega la radice dei denti alla corticale dell’osso alveolare, permettendo ai denti di avere stabilità e funzione corretta.

La parodontite è una malattia cronica che colpisce i tessuti di sostegno dei denti (il cemento radicolare, l’osso alveolare, il legamento parodontale e la gengiva) causando una progressiva distruzione del collegamento tra la radice dei denti e l’osso alveolare, fino a provocare, nelle fasi più avanzate, la perdita dei denti.

Cosa causa la Parodontite?

La Parodontite è una malattia multifattoriale, causata dall’instaurarsi di un’infezione dovuta alla presenza di batteri anerobi (ovvero in grado di sopravvivere in assenza di ossigeno) a livello del solco gengivale.

Tra le concause di primaria importanza vi è il tipo e l’entità della risposta immunitaria che l’ospite è in grado di attuare in caso di infezione, data da una predisposizione genetica.

Sono noti anche altri fattori strettamente correlati alla malattia parodontale, che devono essere tenuti sotto osservazione o eliminati in quanto potrebbero compromettere la completa guarigione dalla malattia e che sono ad esempio: scarsa igiene orale, fumo, diabete, malattie autoimmuni, gravi episodi di stress, menopausa, gravidanza, allattamento, fumo.

Quali sono i sintomi?

Al primo stadio, la Parodontite si manifesta con la gengivite, arrossamento, gonfiore e sanguinamento delle gengive (spontaneo o allo spazzolamento).

Altri segni che accompagnano la malattia parodontale sono:

  • recessioni gengivali (le gengive si abbassano scoprendo la radice dei denti),
  • alitosi persistente,
  • sensibilità al caldo e al freddo,
  • cambiamento di posizione dei denti e loro mobilità.

Una mancata diagnosi precoce e una conseguente efficace terapia porta alla perdita dei denti colpiti producendo quindi, oltre a danni anatomici e funzionali, anche importanti danni estetici spesso di difficile o impossibile risoluzione.

Come si diagnostica la parodontite?

Alla tradizionale diagnosi clinica e radiografica si affiancano oggi sofisticate analisi di biologia molecolare che consentono l’identificazione, la quantificazione e la sottotipizzazione, dei principali patogeni coinvolti nelle specifiche forme di Parodontite.

Il ruolo della prevenzione

L’obiettivo primario dei moderni concetti di trattamento delle patologie infettive, quali carie e malattia parodontale, non è la terapia, ma la prevenzione con misure di profilassi che vanno dall’educazione all’igiene orale, agli esami clinici e radiologici, alle eliminazioni delle abitudini dannose, come il fumo. Senza dimenticare di sottoporsi a regolari controlli odontoiatrici, che permettono di riconoscere i segni precoci della parodontite e intraprendere interventi mirati.

Oltre all’accurata igiene orale occorre anche evitare o ridurre cibi dannosi per i denti e le gengive, in generale tutti quei cibi troppo zuccherati, come caramelle, dolci, ecc. e soprattutto quei cibi che si attaccano ai denti: sono proprio questi, infatti, che favoriscono il proliferale dei batteri.

Le corone dentali visibili nella cavità orale sono rivestite di smalto, che rappresenta la sostanza più dura del corpo umano. Lo smalto è formato per circa il 96% da sostanze minerali (calcio, fosforo, carbonato, magnesio e potassio), oltre che da acqua e composti organici.
Questo ci ricorda che, come per la salute delle ossa, è importante garantire all’organismo il giusto apporto di calcio, sia attraverso una corretta alimentazione che anche con la scelta di un’acqua ricca di calcio altamente assimilabile, come Acqua Uliveto.

Cos’è la celiachia e cosa la scatena?

La malattia celiaca (o celiachia) è una malattia cronica autoimmunitaria, a predisposizione genetica, che si manifesta con l’intolleranza permanente al glutine.

Cosa significa questo? Vuol dire che, in un individuo geneticamente predisposto, il consumo di glutine porta ad un’eccessiva risposta immunitaria, che va a colpire le cellule dell’intestino tenue deputate all’assorbimento dei nutrienti. Quando queste cellule vengono attaccate perdono la loro capacità di assorbimento, causando problemi all’organismo e agli organi che patiscono la perdita di nutrienti.

Questa condizione colpisce maggiormente il sesso femminile (in misura doppia rispetto agli uomini) e circa l’1% della popolazione generale. Si stima che in Italia ne soffrano 400/600.000 Italiani, ovvero una persona ogni 100/150 abitanti.

È una condizione che può interessare l’età pediatrica, ma può insorgere con altrettanta frequenza in età adulta.

Quali sono i sintomi della celiachia?

La sintomatologia può essere confusa e variegata, poiché, come detto, interferisce con l’assorbimento dei nutrienti, le conseguenze possono risentirsi su organi e tessuti in modo diverso.

Nella maggior parte dei casi i disturbi addominali sono sfumati, talvolta assenti, e questo fa sì che il numero di casi diagnosticati sia inferiore rispetto alla reale incidenza della patologia.

I sintomi più diffusi sono diarrea, gonfiore addominale e dimagramento.

Tuttavia, uno stato anemico cronico con carenza di ferro o vitamine, ritardi mestruali, ridotta fertilità o ritardo nella crescita nell’età pediatrica, rappresentano alcuni dei problemi che devono far sospettare la possibile presenza di celiachia.

Altri sintomi possono essere:

  • Osteoporosi precoce, data dal ridotto assorbimento di calcio e carenza di vitamina D;
  • Afte nel cavo orale;
  • Cefalee e malessere generale associato a debolezza;
  • Colite, diarrea intermittente, flatulenza, crampi;
  • Aumento delle transaminasi.

Come si diagnostica la celiachia?

La conferma della presenza di malattia celiaca si avvale di mezzi diagnostici a partire dagli esami di laboratorio.
In presenza di una positività anticorpale, la conferma diagnostica finale avviene attraverso l’esame istologico, ottenuto da biopsie duodenali in corso di gastroscopia.

Tuttavia, le diagnosi di celiachia non sono ancora sufficienti e molti pazienti ottengono una diagnosi tardiva o la sfuggono del tutto. Si stima addirittura che almeno 300.000 Italiani convivano ogni giorno con la celiachia senza esserne a conoscenza.

Per questo motivo è importante uno screening della malattia in soggetti a rischio. Tra questi i più importanti sono i familiari di primo grado dei celiaci.

Qual è la terapia per chi soffre di celiachia?

La terapia è semplice: vanno esclusi per tutta la vita dalla dieta i cibi contenenti glutine e sostituiti con prodotti analoghi aglutinati.

Sono permessi riso, carne, pesce e verdure. L’alta incidenza nella popolazione di questa condizione ha reso ormai disponibili ovunque prodotti alimentari, di ottima qualità, privi di glutine e oggi anche molti ristoranti prevedono un percorso alimentare dedicato ai celiaci.

Resta inoltre fondamentale mantenere l’organismo costantemente idratato, prediligendo l’assunzione di un’acqua che possegga un equilibrato contenuto di minerali in grado di giovare al buon funzionamento gastrointestinale e all’assorbimento dei cibi ingeriti. Uliveto, con i suoi preziosi minerali, facilita l’assorbimento intestinale delle sostanze nutritive.

L’aderenza rigorosa alla dieta aglutinata (priva di glutine) è fondamentale per il controllo della malattia e per evitare complicanze che possono essere serie, come l’osteoporosi, carenze vitaminiche severe, l’infertilità e, seppure raramente, il rischio di tumori.

È certamente più complesso educare gli adolescenti celiaci al rigido rispetto della dieta aglutinata, per questo è bene prevedere un’informazione adeguata e completa, sia per rassicurare sulla sicurezza della dieta, che per sottolineare i rischi relativi a possibili trasgressioni.

Recentemente una nuova condizione, diversa dalla malattia celiaca, è diventata particolarmente nota anche attraverso gli organi di informazione e i social network: l’intolleranza al glutine non celiaca.

A differenza della celiachia, questa condizione non può essere diagnosticata da test specifici e va affidata esclusivamente ad una anamnesi alimentare, prevedendo anche in questo caso l’eliminazione del glutine (che può essere anche non assoluta nel tempo), che dovrebbe così portare ad eliminare del tutto i disturbi.
La sua frequenza nella popolazione non è nota con precisione e pertanto rischia di essere una condizione sopravvalutata.

Proprio per questo bisogna fare attenzione alle cosiddette diete “fai da te” intraprese per presunte intolleranze alimentari, in realtà non presenti. È bene ricordare infatti che il glutine non è una sostanza di per sé pericolosa per i soggetti sani.

Questo percorso conoscitivo va comunque fatto con uno specialista (gastroenterologo e dietologo) e vanno evitate diete di eliminazione incongrue e non giustificate, dettate spesso da “mode” del momento, con possibili serie conseguenze sul piano nutrizionale.

L’importanza di fare prevenzione per il tumore del colon.

Parliamo di prevenzione, perché ancora oggi è questo lo strumento principale per combattere il tumore al colon-retto, che costituisce la seconda causa di morte per tumore nell’uomo e la terza nella donna.

Far crescere consapevolezza nella cittadinanza sulle modalità di prevenzione è un passaggio chiave, anche in considerazione del fatto che la pandemia Covid 19 ha pesantemente influito sulla realizzazione della campagna di prevenzione del tumore del colon nel corso del 2020.

Cos’è il tumore del colon?

È un tumore causato dalla crescita anomala delle cellule della mucosa del colon. Nel 90% dei casi il cancro del colon è preceduto da una lesione benigna, il polipo adenomatoso, la cui asportazione comporta una netta riduzione del rischio di sviluppare un tumore del colon.

È bene dire che non tutti i polipi tendono a degenerare; si stima che circa il 25% dei polipi ad alto rischio si trasformi in tumore maligno attraverso una serie di tappe intermedie.

Va fatta una distinzione tra prevenzione primaria e quella secondaria.

La prevenzione primaria dovrebbe avvenire già in giovane etàe tende all’eliminazione o alla correzione dei fattori di rischio e quindi si pone come obiettivo quello di evitare la comparsa della malattia.Tra i fattori di rischio, la dieta sembra avere un ruolo molto importante.

In particolare risultano evidenti i benefici di una dieta ricca in fibre vegetali ed una adeguata idratazione nella prevenzione, mentre vanno limitate le carni rosse, i grassi e i fritti.

In generale è molto importante il controllo del peso corporeo, evitando sovrappeso ed obesità, raggiungibile anche attraverso una adeguata attività fisica.

La prevenzione secondaria è invece volta a realizzare una diagnosi precoce per poter ottenere la guarigione di una lesione già presente ed evitare l’evoluzione di una lesione benigna in maligna e dovrebbe cominciare a partire dai 50 anni.

In altre parole, una prevenzione secondaria ideale ha lo scopo di individuare precocemente lesioni cosiddette “precancerose” ed interrompere quindi la progressione del polipo adenomatoso in tumore maligno del colon.

I polipi possono essere facilmente diagnosticabili attraverso una colonscopia e contestualmente asportati ed esaminati al microscopio per ottenere un esame istologico.

I medici ritengono che sarebbe ideale poter sottoporre tutti i cittadini che raggiungono i 50 anni ad una colonscopia e ripeterla ogni 5-10 anni. Tuttavia, questa modalità è al momento irrealizzabile, sia per gli alti costi che comporterebbe che per le difficoltà organizzative. Per questo motivo la campagna di prevenzione prevista in Italia e in molti altri paesi è quella di eseguire la ricerca del sangue occulto fecale ogni due anni a partire dai 50 anni di età.

Questa campagna, se ben realizzata, è in grado di ridurre del 20% l’incidenza della malattia e del 30% la mortalità. Purtroppo l’adesione dei cittadini alla campagna di prevenzione del tumore del retto non è sempre quella auspicata e differisce inoltre in modo significativo da regione a regione.

Conoscere i rischi di comportamenti e abitudini alimentari sbagliate e rivolgersi ad un medico quando si è in età a rischio per fare i dovuti controlli, sono azioni di primaria importanza per la tutela della salute.

Perché il microbiota è così importante per la salute psico-fisica?

Sai che il tuo intestino è popolato da batteri, funghi e virus? Per quanto impressionante, questo non è affatto un male, perché questi “invasori” hanno il ruolo di mantenere lo stato di salute dell’intero organismo. Pensa che tutto il corpo, ad esclusione di cervello e sistema circolatorio, ospita un totale di circa 38.000 miliardi di batteri, per lo più concentrati proprio nell’intestino.

Una volta si parlava di “flora batterica”, ma questo termine è ormai in disuso nel mondo scientifico, perché tende ad escludere la presenza degli agenti patogeni, i quali, seppur in quantità inferiore, fanno parte di questa popolazione.

Il termine “microbiota” è stato introdotto a metà anni ’90 e identifica dunque tutto l’insieme dei microrganismi che colonizza l’apparato intestinale.

Spesso si tende a pensare che microbiota con microbioma siano la stessa cosa, ma non è affatto così ed è bene chiarire subito le differenze.

Come già detto, il microbiota definisce la popolazione di microrganismi che colonizzano un luogo, mentre invece il microbioma è il patrimonio genetico del microbiota.

I geni del microbiota sono complementari ai geni dell’uomo e contribuiscono a rendere disponibili sostanze che il nostro organismo non è in grado di produrre e che sono essenziali per mantenere il nostro stato di salute. Ti sorprenderà sapere che il 99% della nostra componente genetica deriva proprio dai batteri!

Per questomolto spesso gli antibiotici rappresentano un vero e proprio pericolo per microbiota e microbioma, perché, se da un lato impediscono il proliferare degli agenti patogeni e lo sviluppo di malattie infettive, dall’altro compromettono la normale popolazione batterica, che svolge un ruolo fondamentale nel mantenimento dello stato di salute dell’organismo ospitante.

Cos’è la “metagenomica”?

È la scienza che permette di studiare il patrimonio genetico di questi microrganismi e ci permette di conoscerli e distinguerli meglio. Se infatti conosciamo bene generi e famiglie dei batteri intestinali, abbiamo ancora tanto da sapere sulle varie specie e sulle loro specifiche funzioni.

Qual è il compito del microbiota?

Il microbiota influenza la regolazione della digestione e del metabolismo, sintetizzando vitamine e rilasciando molecole che contribuiscono al benessere intestinale.

Ha anche un altro ruolo importante, ed è quello di cooperare con il sistema immunitario, proteggendo l’organismo da microbi patogeni e sostanze tossiche.

È vero che il microbiota condiziona l’umore?

Sì, infatti è sempre più sotto l’analisi degli scienziati il cosiddetto asse intestino-cervello, ovvero il ruolo che i metaboliti prodotti dai batteri intestinali hanno sull’attività del sistema nervoso centrale, inclusa la regolazione dell’umore, dello stress e del senso di sazietà.

Allo stesso modo, è stato scoperto anche un impatto del microbiota sugli stati psicologici per via dell’influenza sull’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e sul sistema che regola la produzione di serotonina.

Cosa altera il microbiota?

Ogni individuo ha il proprio microbiota, unico e differente da quello degli altri, esattamente come un’impronta digitale. A questa somiglianza si deve il fenomeno chiamato fingerprint batterico.

Tuttavia, a differenza dell’impronta digitale, il microbiota è un’entità soggetta a variazioni, cambia nel corso della vita, dall’infanzia all’età adulta, adattandosi alle diverse fasi e necessità dell’individuo

e viene, più o meno significativamente, alterato da fattori esterni, come la dieta o l’ambiente quotidiano.

I mutamenti possono avvenire in meglio, ma anche in peggio, ad esempio a causa di alimentazione scorretta, sedentarietà, stress o terapie antibiotiche.

Il mantenimento dell’equilibrio della popolazione microbica intestinale con il nostro organismo si definisce comunemente eubosi; mentre la disbiosi è l’alterazione di questo equilibrio, che può essere associata a diverse condizioni patologiche: metaboliche, cardiovascolari, infiammatorie, neurologiche, psichiche e oncologiche.

Le alterazioni del microbiota sono state associate a molteplici patologie dell’apparato digerente sia acute, come le gastroenteriti acute infantili, che croniche, come le malattie infiammatorie croniche intestinali (malattia di Crohn e colite ulcerosa), l’intestino irritabile e la sovracrescita batterica del tenue. Recentemente una disbiosi è stata messa anche in relazione con la steatosi epatica e la sindrome metabolica associata all’obesità.

Come ci si prende cura del microbiota?

Da un punto di vista terapeutico si può ricorrere ai cosiddetti probiotici, microrganismi vivi che proteggono l’equilibrio microbiologico o ripristinano uno stato di salute rispetto a una condizione patologica. Ci sono però ancora molte difficoltà a ottenere terapie personalizzate utili in una specifica patologia e in uno specifico paziente.

Inoltre, recentemente è disponibile la tecnica del trapianto del microbiota intestinale. Tale dispositivo è risultato determinante in alcune forme di infezione refrattarie ai comuni antibiotici e sembra promettente in altre condizioni infiammatorie e non dell’apparato digerente. 

Una sana alimentazione ed un corretto stile di vita possono aiutare il compito del microbiota a mantenere in equilibrio le tante funzioni dell’organismo.

Acqua Uliveto è un valido alleato, poiché grazie all’azione alcalinizzante dei bicarbonati e al suo contenuto di calcio, favorisce il buon funzionamento del sistema gastrointestinale.

Scopri l’alimentazione autunnale per le tue ossa.

Sapevi che per mantenere in salute le tue ossa l’organismo fa affidamento sugli alimenti che assumi? Questo perché le ossa sono soggette a un continuo processo di rimodellamento e hanno bisogno durante tutto l’arco della vita di una corretta alimentazione per continuare ad essere resistenti e sane.

Unita a un regolare esercizio fisico, la prima strategia per sostenere il nostro scheletro è seguire una dieta bilanciata, nella quale siano presenti, in giusta misura, tutti i nutrienti che servono a permetterne lo sviluppo e il mantenimento. Per questo in una dieta corretta non deve mancare il calcio, che è l’elemento principe delle nostre ossa, ma anche molti altri elementi che, tutti insieme, contribuiscono al corretto funzionamento del nostro organismo.

Come abbiamo avuto modo di approfondire in passato (LEGGI QUI https://www.uliveto.it/salute-e-benessere/la-vitamina-d-un-essenziale-dono-del-sole/) la vitamina D è fondamentale per regolare l’assorbimento intestinale di calcio e fosforo, essenziali per la crescita e lo sviluppo di ossa e denti. La vitamina D contribuisce al corretto bilancio tra deposizione e riassorbimento osseo a livello scheletrico. Una forte carenza di vitamina D produce rachitismo nell’infanzia e demineralizzazione scheletrica (osteomalacia) o perdita di massa ossea (osteoporosi) in età adulta.

Dove si prende la vitamina D?

La nostra fonte principale è l’esposizione alla radiazione solare, ma come si fa quando la bella stagione ci abbandona? Con l’inoltrarsi dell’autunno e l’arrivo dell’inverno diventa difficile prendere il sole. In questo caso è dunque essenziale il ruolo dell’alimentazione.

Quali sono gli alimenti ricchi di vitamina D?

Un alimento ricco di questa vitamina è il tuorlo d’uovo, che può arrivare a contenerne fino al 10% del fabbisogno giornaliero. Anche il salmone rosso selvaggio ed il tonno ne sono ricchi, il primo con 85 grammi fornisce il 71% del fabbisogno quotidiano di vitamina D, mentre il secondo con un etto ne apporta il 34%. Anche il latte contiene vitamina D, ma in misura minore, infatti è fonte di circa il 2% del totale di vitamina D che dovremmo assumere nell’arco della giornata.

L’autunno è una stagione ricca di frutta e verdure molto interessanti dal punto di vista salutistico e per la salute delle ossa, che hanno bisogno, oltre che di vitamina D, anche di calcio.

Scopri gli alimenti autunnali da prediligere per la salute delle ossa!

  1. Rucola: protagonista nelle insalate, contiene calcio in buone quantità e ha anche proprietà digestive e diuretiche, oltre a contenere una buona dose di vitamina C.
  • Carciofi: apportano Sali minerali quali sodio, potassio, fosforo e calcio. Contengono vitamina C, vitamine del gruppo B e vitamina K, ritenuta utile nella prevenzione dell’osteoporosi.
  • Spinaci: per favorire l’assorbimento di calcio presente negli spinaci vanno abbinati ad una fonte di vitamina C. Meglio se consumati freschi.
  • Funghi: alleati di ossa, sistema cardiovascolare e sistema immunitario. Sono ricchi di fibre e poveri di calorie, hanno un elevato livello di vitamina D, anche grazie al processo di essiccazione al sole a cui sono spesso sottoposti.
  • Broccoli: contengono circa 47 mg di calcio per 100 gr. Contengono inoltre vitamina A, vitamina K, fibre vegetali benefiche per l’intestino e vitamina C, che contribuisce ad agevolare l’assorbimento del calcio da parte dell’organismo.
  • Cavolo: favorisce il benessere delle ossa poiché è ricco di calcio. Il cavolo riccio, in particolare, apporta 135mg di calcio per ogni 100gr di foglia cruda. Contiene inoltre provitamina A, vitamine K e C.
  • Legumi: buoni in ogni stagione, sono una ricca fonte di calcio, andrebbero consumati anche per via del loro apporto di proteine e di ferro. I fagioli bianchi contengono circa 170 mg di calcio per 100 gr, le lenticchie ne contengono circa 50 mg ogni 100 gr, mentre i fagiolini ne contengono circa 70 mg per 100 gr.
  • Zucca: oltre ad avere poche calorie, è ricca di fibre alimentari. Possiede un elevato contenuto di vitamina A. La zucca ha anche un buon apporto di vitamine del gruppo B come acido folico, niacina e tiamina, ed è altresì ricca di minerali quali calcio, rame, fosforo e potassio.
  • Castagne: a differenza di altra frutta secca, possiedono un apporto calorico relativamente basso e contengono meno grassi, e sono comunque ricchi di minerali, vitamine e fito-nutrienti benefici per la salute dell’organismo. Tra gli altri nutrienti sono presenti vitamine del gruppo B, folati, acido oleico e acido palmitoleico e minerali quali ferro, calcio, fosforo, magnesio, manganese, zinco, e una buona dose di potassio.
  1. Arance: un bicchiere di succo d’arancia appena spremuto può offrire un apporto di calcio pari a circa 70 milligrammi. L’elevato contenuto di vitamina C presente nelle arance aiuta l’organismo ad assorbire sia calcio che il ferro. Tutti gli agrumi hanno potenti proprietà antiossidanti e rinforzano il sistema immunitario, contribuendo a prevenire e curare i malanni di stagione.

Per non perdere le buone abitudini dell’estate, continuate a fare passeggiate all’aperto, godendo dei colori e dei profumi che si sprigionano nell’aria nei boschi e nei parchi in questo periodo dell’anno. E non dimenticate di apportare al vostro organismo la giusta quantità di acqua, il quale anche senza l’urgenza del caldo continua ad aver bisogno di idratarsi.

Acqua Uliveto è un’acqua particolarmente indicata per la salute delle ossa perché la sua concentrazione di calcio, altamente assimilabile, è pari a circa 200 mg/litro.

Uliveto può dunque contribuire al raggiungimento della quota giornaliera di calcio raccomandata per fornire protezione alle ossa in ogni età. Lo ha riconosciuto anche il Ministero della Salute (Decreto Min. Salute n. 4311 del 15-7-2019).

Perché il fabbisogno di calcio aumenta in gravidanza?

Uno dei momenti più delicati nella vita di una donna è la gravidanza: il formarsi di una nuova vita rappresenta un evento speciale, tale da coinvolgere profondamente, oltre alla sfera psicologica e affettiva, soprattutto quella fisica.

In questo periodo l’equilibrio del corpo della donna subisce enormi mutamenti.

La necessità di creare un nuovo organismo fa sì che tutto il corpo femminile sia coinvolto in questa miracolosa attività.

Uno degli elementi di cui si ha maggiore fabbisogno è il calcio, che deve andare a costituire le ossa del nuovo organismo, al fine diavere uno sviluppo scheletrico intrauterino ottimale.

Questo si verifica particolarmente nel corso dell’ultima fase della gravidanza, poiché l’acquisizione dell’80% del calcio presente nel neonato avviene durante il terzo trimestre.

L’aumento del fabbisogno di calcio si ripete al momento dell’allattamento, quando il corpo della madre è chiamato a fornire al neonato l’alimento che gli consente di svilupparsi con grande rapidità.

Proprio per soddisfare tale aumentata necessità, in questo periodo la capacità dell’intestino di assorbire il calcio raddoppia.

Cosa succede in caso di scarsa assunzione di calcio?

Accade che l’organismo si adopera in un altro modo per procurarselo, ossia sottraendolo dalla principale riserva a sua disposizione: lo scheletro.

Per impedire che il calcio venga sottratto alle ossa, rischiando di renderle troppo fragili, è importante che la madre assuma sufficienti quantità di calcio attraverso l’alimentazione.

Il calcio si assume principalmente dal cibo:

latte e prodotti lattierocaseari, tofu, pesce, verdure verdi, frutta secca, legumi, spremute d’arancia.

Sapevi che anche l’acqua calcica è un cibo amico delle ossa?

Un’acqua si definisce calcica quando contiene più di 150 mg di ione calcio per ogni litro.

Il calcio contenuto nell’acqua è immediatamente biodisponibile ed è quindi subito utilizzabile da parte dell’organismo.

Bere acqua calcica è di grande aiuto per le madri in attesa e per i neonati, in quanto in entrambi i casi l’organismo ha necessità di grandi quantità di calcio.

Un’acqua calcica, come Uliveto, può contribuire in modo significativo al raggiungimento della quantità quotidiana raccomandata (Ministero della Salute, tramite il decreto n. 4311 del 15-7-2019) e quindi alla salute di entrambi.

Il ruolo dell’ansia nella cattiva digestione

Capita spesso che persone che soffrono di ansia o che sono particolarmente stressate soffrano di disturbi gastrointestinali. Addirittura, ansia e stress possono causare alcune patologie, come la gastrite e la sindrome del colon irritabile.

Questo accade perché c’è una forte relazione fra stato emotivo e apparato digerente, il quale risente inevitabilmente dello stile di vita e dello stato psichico.

Ansia, stress, collera, preoccupazione … in queste condizioni lo stomaco accumula tensione, influenzando senza alcun dubbio i processi digestivi.

In situazione di forte stress si tendono ad avere due opposte reazioni, ed entrambe in qualche modo hanno delle conseguenze sul benessere intestinale. Una reazione può portare a ridurre o rifiutare il cibo; al contrario, nella reazione opposta, la persona ansiosa può andare in cerca di comfort food, che essendo ricco di carboidrati e grassi (che producono serotonina) genera un effetto calmante.

Ma che cos’è l’ansia?

Quella fisiologica è una reazione naturale dell’organismo che attua quando sente di dover affrontare una situazione percepita di minaccia o pericolo. In questo caso il corpo attiva le risorse necessarie per l’attacco o la fuga, il che si traduce in aumento della frequenza cardiaca e respiratoria, tensione muscolare, sudorazione, rallentamento della digestione.

Tuttavia, quando la percezione del pericolo è smisurata o immotivata, e l’ansia impatta sulla qualità di vita dell’individuo, lo stato di allerta naturale diventa patologico, causando diversi sintomi.

Sintomi psicologici (inquietudine, nervosismo, difficoltà di concentrazione, apprensione, insicurezza, ecc.).

Sintomi neurovegetativi (sudorazione, tachicardia, sensazioni di nodo alla gola e di soffocamento, vertigini, tremori, disturbi gastroenterici, alterazioni nel ritmo sonno-veglia).

Ma l’ansia non è un problema che tocca esclusivamente chi ne soffre in modo patologico. Gran parte degli italiani soffre di disturbi legati allo stress e i problemi di stomaco (cattiva digestione, nausea, bruciore di stomaco soprattutto) ne sono diretta conseguenza.

Lo stress può inoltre essere causa di stanchezza, irritabilità, mal di testa, insonnia e tensioni muscolari.

Anche uno stile di vita scorretto, fatto di pranzi veloci e mancanza di orari fissi in cui consumare i pasti, può essere causa di problemi digestivi. Un’alimentazione sbilanciata, povera di nutrienti e ricca di grassi e zuccheri, tende a peggiorare la situazione. Non va poi dimenticato che la scarsa idratazione ha conseguenze negative sia sugli organi che sulla corretta funzionalità digestiva.

Migliorare il proprio stile di vita è dunque il primo passo per ritrovare il benessere.

Mangiare in modo sano (e senza fretta), dedicarsi all’attività fisica e ai piaceri del tempo libero sono tutti comportamenti che aiutano a rilassare la psiche e migliorare i processi digestivi.

Acqua Uliveto è da sempre scelta per il consumo a tavola per le sue qualità, che favoriscono un’azione normalizzatrice della secrezione gastrica e di protezione delle pareti dello stomaco.

Il suo peculiare contenuto di preziosi minerali (in particolare ioni alcalini, bicarbonato e calcio) e la sua naturale microeffervescenza, inoltre, sono particolarmente efficaci nel facilitare il processo della digestione.

Sai come assimilare il calcio nelle ossa e non disperderlo?

Una persona attenta alla salute sa quanto sia importare integrare il proprio regime alimentare con alimenti ricchi di calcio. Questo perché il calcio aiuta a costruire le ossa ed è il micronutriente più importante nella prevenzione e nel trattamento dell’osteoporosi.

Spesso viene sottovalutato il ruolo del calcio nella crescita e nello sviluppo, ma anche durante la gravidanza e la menopausa.

Il calcio proviene principalmente dal cibo.

Quali alimenti bisogna mangiare per contribuire all’assimilazione di calcio nelle ossa?

1. Bere ogni giorno almeno una tazza di latte (meglio se parzialmente scremato).

2. Fare uno spuntino ricco di calcio, con yogurt naturale oppure con un frullato di frutta e latte.

3. Bere ogni giorno almeno 1,5 litri di acqua calcica, come Acqua Uliveto, il cui calcio è totalmente biodisponibile (il che significa che il nostro organismo lo metabolizza esattamente come quello preveniente dal latte e latticini).

4. Consumare 1 porzione di formaggio alla settimana (mozzarella, crescenza, provolone, fontina, parmigiano…).

5. Mangiare pesci ricchi di calcio tre volte alla settimana (alici, calamari, polpi, crostacei, molluschi…).

Tuttavia, per quanto questo comportamento sia corretto, rischia di non essere sufficiente, perché senza alcuni accorgimenti che aiutino l’organismo ad assimilare il calcio, si possono fare degli errori che portano a disperderlo.

È sufficiente controllare che alcune combinazioni fra alimenti non limitino l’assunzione di calcio oppure non ne favoriscano l’eliminazione.

Quali accorgimenti bisogna adottare per assimilare meglio il calcio nelle ossa?

Meglio evitare l’assunzione di alimenti ricchi di calcio insieme ad alimenti ricchi di ossalati (come spinaci, rape, legumi, pomodori, uva, caffè, tè), perché queste sostanze ne impediscono l’assorbimento. In poche parole, per esempio, abbinando spinaci e formaggio si rischia di sprecare una parte di calcio contenuta nel latticino.

Sapevate che il consumo di un’elevata quantità di proteine aumenta l’eliminazione di calcio con le urine? Meglio dunque non eccedere.

Si sa, infine, che alimenti integrali e ricchi di fibre fanno bene, ma un’assunzione eccessiva anche di questi alimenti potrebbe ridurre l’assorbimento di calcio.

Acqua Uliveto ha una concentrazione di calcio, altamente assimilabile, pari a circa 200 mg/litro.
Studi scientifici pubblicati su riviste internazionali confermano che, a pari quantità di acqua bevuta, concentrazioni più elevate di calcio non ne comportano un assorbimento proporzionalmente maggiore. Uliveto può dunque contribuire al raggiungimento della quota giornaliera di calcio raccomandata per fornire protezione alle ossa in ogni età. Lo ha riconosciuto anche il Ministero della Salute (Decreto Min. Salute n. 4311 del 15-7-2019).

Pancreatite: abitudini alimentari consigliate a chi ne soffre o ne ha sofferto

Prima di affrontare il tema della pancreatite, potrebbe essere utile per il lettore comprendere meglio cos’è il pancreas e quali sono le sue funzioni.

Si tratta di una ghiandola, lunga e piatta, posta nella parte superiore e posteriore della cavità addominale. Questa ghiandola è molto importante per gli equilibri digestivi e glicemici dell’organismo ed ha una duplice funzione:

  • endocrina: per secernere nel circolo sanguigno gli ormoni che sintetizza, insulina e glucagone.
  • esocrina: per produrre gli enzimi digestivi da immettere nel tubo digerente

Ed ora parliamo di pancreatite.

Si tratta di una malattia non molto frequente, ma in lento e costante aumento.

È caratterizzata da lesioni infiammatorie croniche che portano alla distruzione del parenchima esocrino (il tessuto ghiandolare che secerne gli enzimi), progressivamente sostituito da tessuto fibroso e, nello stadio tardivo della malattia, alla distruzione del tessuto endocrino.

Compare essenzialmente in due forme: acuta e cronica.

La fase acuta è responsabile di crisi dolorose e violente nella parte superiore dell’addome, con irradiazioni sulla schiena. Il dolore è spesso seguito da nausea e vomito biliare (di colore verde – scuro). Col passare degli anni le fasi acute tendono a scomparire.

Nel caso della pancreatite cronica i sintomi sono meno intensi, tanto che a volte l’infiammazione decorre senza produrre sintomi rilevanti. Il paziente lamenta tuttavia dolore all’altezza del pancreas, con perdita di peso, inappetenza e difficoltà digestive. Le complicanze più comuni possono portare al diabete, malnutrizione e rischio di tumore pancreatico.

Quali alimenti sono permessi ad un paziente con pancreatite?

  • Latte scremato, tè, camomilla, succhi di frutta, acque minerali;
  • oli vegetali (oliva, semi), margarina, burro crudo;
  • pasta, riso;
  • carni   magre bianche, preferibilmente lessate (vitello, pollo, coniglio, bue, piccione);
  • trota, sogliola, nasello, palombo;
  • purè di patate, verdure cotte e passate, pomodori sbucciati, insalate verdi molto tenere;
  • mele grattugiate o cotte, banane, arance fragole, mirtilli, frutta cotta dolcificata, preferibilmente con glucosio.

Quali alimenti NON sono permessi ad un paziente con pancreatite?

  • Grassi cotti, grassi animali, spezie;
  • carni rosse, carni grasse (maiale, oca, anatra ecc.) selvaggina, salumi;
  • uova crude o sode;
  • legumi (piselli, fagioli, lenticchie);
  • assolutamente vietati gli alcolici, da evitare le bevande ghiacciate o bollenti.

Nella scelta dell’acqua da bere è importante orientarsi su un’acqua minerale bicarbonato alcalino calcica in modo da mantenere le corrette funzioni gastrointestinali e digestive ed Acqua Uliveto, grazie proprio all’azione alcalinizzante dei bicarbonati e al suo contenuto di calcio, è un’acqua che aiuta la digestione favorendo il buon funzionamento del nostro sistema gastrointestinale.

Sete e disidratazione, quali sono i meccanismi che regolano la nostra sopravvivenza?

Che cos’è la sete?

Tutti la conosciamo e in estate la sperimentiamo spesso, tuttavia è molto più di una semplice sensazione, è uno stimolo che ha lo scopo, importantissimo, di mantenere in equilibrio la quantità di acqua presente nell’organismo. 

In poche parole, è il segnale che ci avverte che il corpo ha bisogno di acqua.

L’acqua, oltre a rappresentare – quantitativamente – il costituente principale dell’organismo, (ovvero circa il 60% del peso corporeo maschile e il 50% in quello femminile), svolge alcune funzioni vitali, quali:

  • regolare il volume cellulare e la temperatura corporea;
  • favorire i processi digestivi;
  • consentire il trasporto dei nutrienti e la rimozione delle scorie metaboliche.

Senza cibo è possibile vivere per settimane, ma dopo 5 o 6 giorni senza liquidi, la funzionalità deidiversi organi e la stessa sopravvivenza sono seriamente compromessi.

Com’è regolato il meccanismo della sete?

Quando la perdita di liquidi supera il livello di guardia, si ha un aumento di concentrazione di sali nel plasma. Questa variazione viene registrata, sotto forma di sete, dal sistema nervoso centrale. L’ipotalamo invia alla corteccia celebrale il messaggio di procurarsi acqua e al rene di attuare un risparmio idrico. Questo perché i reni non possono reintegrare l’acqua perduta, ma solo conservarla.

Quando si ha sete l’acqua rappresenta la bevanda più dissetante, grazie al suo forte potere idratante e, in più, non apporta calorie. Al contrario, le bibite sono costituite da sostanze (zuccheri, caffeina, teina, ecc.) che caricano il corpo di calorie extra, di sostanze diuretiche e di stimolanti del sistema nervoso e cardio-vascolare. 

Non dimenticate che la sete insorge quando già è in atto un processo di disidratazione, che andrebbe invece prevenuto, per questo è molto importantebere prima che insorga lo stimolo della sete.

La sete aumenta quando si pratica attività fisica e ci si trova in ambienti caldi, ma quando insorge la disidratazione?

Ebbene, questa si registra quando la quantità di liquidi persi supera quella di liquidi assunti, la soglia di disidratazione corrisponde ad una carenza del 3% di acqua. 

In questo caso scaturiscono sintomi lievi: sete, bocca secca, urine concentrate.

Quando il deficit di acqua raggiunge il 5% compaiono ipotensione, mal di testa, crampi muscolari. 

Con l’aumentare della perdita di liquidi, il quadro si aggrava: il polso diventa rapido e debole, insorgono anuria (sospensione completa della produzione di urina), vertigini, confusione.

Anche in estate fate dunque ben attenzione a bere spesso: a piccoli sorsi e preferendo acqua non troppo fredda.

Acqua Uliveto è un integratore naturale di sali minerali, poiché si caratterizza per un’ottimale mineralizzazione che, tramite un equilibrato apporto di sodio, calcio, potassio e magnesio, è in grado di reintegrare velocemente le perdite idrosaline che rischiano di portare alla disidratazione.