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Quali sono le epatiti da virus?

Quali sono le epatiti da virus?

SALUTE E BENESSERE

L’epatite è una condizione di infiammazione acuta o cronica a carico delle cellule e del tessuto epatico. Si riconoscono diverse cause di epatite, a cominciare dall’abuso di alcool, farmaci epatotossici, malattie autoimmunitarie. D’altra parte, le cause più conosciute e frequenti di epatite vanno attribuite ad infezioni virali.

Le epatiti virali più note sono l’epatite A, l’epatite B e l’epatite C.

Vediamole una ad una.

L’epatite virale A comporta un’infiammazione acuta del fegato con ittero (colorito giallo della pelle), stanchezza profonda, nausea e inappetenza. 

La trasmissione di questa infezione avviene attraverso la cosiddetta via oro-fecale, cioè attraverso alimenti contaminati e richiede un periodo di 3-8 settimane di incubazione prima di manifestarsi. In alcuni casi, in particolare in età pediatrica, l’infezione può avvenire in modo del tutto asintomatico. 

L’epatite A è destinata a guarire spontaneamente e non comporta rischi di infezioni croniche.

L’epatite B può avere manifestazioni cliniche simili a quelle della epatite A, ma ha il potenziale di diventare un’infezione cronica nel 5-10% dei casi. Si parla in questo caso di epatite cronica B, che a sua volta può portare ad una cirrosi epatica con compromissione della funzione del fegato e l’impossibilità di ottenere una guarigione. 

Il virus B inoltre è un potenziale elemento carcinogeno ed è possibile, seppur raramente, arrivare alla presenza di un tumore epatico. La trasmissione dell’infezione avviene attraverso il sangue, rapporti sessuali o strumenti infetti.

Ad un’infezione da virus B può anche associarsi un’infezione da virus D, o delta, che ha simili modalità di trasmissione. Si tratta di un virus difettivo, che ha bisogno del virus B per attaccare le cellule epatiche, arrivando a causare quadri di infiammazione anche seri.

L’epatite C ha un quadro clinico e modalità di infezione simili al virus B, ma tende a cronicizzarsi nella grande maggioranza dei casi. È quindi intuibile l’impatto maggiore che può avere questa infezione sui casi di cirrosi epatica e tumore epatico. 

Come per il virus B, la trasmissione dell’infezione avviene attraverso il sangue, rapporti sessuali o strumenti infetti. 

In passato le trasfusioni di sangue hanno rappresentato un veicolo importante di trasmissione, in particolare per il virus C, rischio che attualmente risulta pressoché assente grazie alle misure di controllo delle sacche per trasfusione.

Esiste infine anche l’epatite E, con trasmissione per via oro-fecale, endemica in America centrale e in alcune regioni dell’Asia, capace di dare infezioni acute, ma anche croniche in pazienti debilitati, con decorso più grave in gravidanza.

In casi per fortuna molto rari un’epatite acuta, a prescindere dal virus in questione, può dare delle forme cosiddette “fulminanti”, che richiedono terapie rianimatorie e quando possibile un immediato trapianto di fegato, essendo gravate da un alto rischio di mortalità.

La diagnosi di epatite viene sospettata dai sintomi e confermata dal forte incremento delle transaminasi. 

Per ognuna delle infezioni virali abbiamo a disposizione esami ematici specifici, che confermano il tipo di infezione e testimoniano la capacità replicativa dei virus, in particolare B e C. 

L’ecografia addome completa la diagnosi ed è utile anche nelle complicanze. 

Come si gestiscono e curano le epatiti virali?

La campagna di vaccinazione obbligatoria per il virus B porterà ad una progressiva eliminazione del virus dallo scenario epidemiologico. 

Per i casi attualmente presenti, sono disponibili farmaci antivirali che possono tenere sotto controllo l’infezione. In presenza di cirrosi, ed in alcuni casi di tumore epatico, solo un trapianto del fegato può essere la soluzione terapeutica, anche se non sempre fattibile.

Nel caso dell’infezione da virus C, dove non è disponibile un vaccino, recenti protocolli terapeutici, a base di nuovi antivirali, hanno mostrato una efficacia tale da far prevedere un forte ridimensionamento di questa infezione nei prossimi anni in tutto il mondo. 

L’epatite A ed E invece non necessitano di specifici trattamenti, perché in genere sono auto-limitanti, tranne in pazienti immunodepressi, in presenza di epatite E.

La prevenzione dell’infezione di virus B e C deve avvenire attraverso misure igieniche ottimali, utilizzando comportamenti, strumenti terapeutici o sistemi di protezione adeguati. 

Il controllo di alimenti potenzialmente contaminati è utile nella prevenzione delle infezioni A ed E.

L’assunzione regolare di acqua Uliveto influenza favorevolmente tutte le funzioni dell’apparato gastrointestinale. In particolare, un’acqua bicarbonato-alcalino-solfato-calcica, come acqua Uliveto, migliora la funzionalità del fegato stimolando il metabolismo epatico quando alterato. 

In conclusione, un’acqua che favorisce la digestione e l’assimilazione dei cibi ingeriti così come una migliore funzionalità depurativa intestinale ed epatica contribuisce al mantenimento fisiologico dello stato di salute, aiutando a correggere eventuali stati di alterazione del nostro metabolismo.

Leggiamo insieme l’etichetta

Conosciamo le caratteristiche dell’acqua che beviamo, per capire se è quella giusta per noi.
Leggendo l’etichetta, scopriamo che Uliveto è un’acqua: mediamente mineralizzata, il suo residuo fisso è di 741 mg/l bicarbonato-alcalino-calcica, ricca sia di bicarbonato (578 mg/l) che di calcio (175 mg/l).

Effervescente naturale
Ciò significa che i minerali contenuti sono perfettamente bilanciati tra loro e svolgono attività biologiche utili 
al generale benessere dell’organismo, soprattutto 
nel trattamento dei disturbi gastrointestinali.

Uliveto è un’acqua bicarbonata, che aiuta la digestione e combatte la stipsi

Se bevuta durante i pasti accelera lo svuotamento gastrico e svolge un’utile azione anti acidità se bevuta a digiuno.

Uliveto è un’acqua ricca di calcio biodisponibile, utile per la salute delle ossa

Il calcio contenuto in Uliveto viene subito assorbito dall’intestino e quindi metabolicamente utile con una biodisponibilità pari a quella del calcio contenuto nel latte. L’acqua Uliveto può, quindi, contribuire all’integrazione dell’apporto di questo prezioso minerale, in tutte quelle condizioni in cui l’organismo sia esposto a un concreto rischio di inadeguato apporto di calcio come negli atleti, nei regimi alimentari ipocalorici, nelle intolleranze al latte e ai suoi derivati, in gravidanza e negli anziani

Uliveto è ricca di minerali utili per la re-idratazione prima, durante e dopo lo sport

È adatta a tutti gli sportivi, siano essi amatoriali, dilettanti o professionisti. L’acqua Uliveto risponde alle esigenze nutrizionali di chi fa attività fisica, reintegrando la quota idrico-salina persa durante la sudorazione (soprattutto il sodio) e corregge la tendenza all’acidosi.

Uliveto contribuisce al mantenimento di un fisiologico stato di salute.

Un’acqua che favorisce la digestione e l’assimilazione dei cibi ingeriti, una migliore funzionalità intestinale, che apporta minerali importanti, si può dire che sia anche un’acqua che aiuta, nel tempo, a mantenere l’organismo attivo ed efficiente contrastando il lento procedere dei meccanismi disfunzionali legati all’età.